Racchiusa tra le prealpi Orobiche
e le Alpi Retiche la Valtellina si estende per 119 chilometri,
dal trivio di Fuentes, appena fuori Colico, fino a Livigno,
ed è percorsa per un tratto dall'Adda. Sulle pendici dei monti
lungo la riva destra del fiume, per una quarantina di chilometri
fra Ardenno e Tirano, la vite prospera da tempi immemorabili.
I primi viticoltori furono i Liguri, poi gli Etruschi e i Romani.
I vini del territorio valtellinese, che allora faceva parte
della Rezia, sono celebrati da diversi autori classici: Plinio,
Catone, Strabone, Marziale (Epigrammi), Columella (De Agricoltura),
Virgilio ("...et quo te carmine dicam, Rhaetica?" Georgiche
II, 95-96). I vini retici vennero apprezzati da Bianca Maria
Sforza, da Ludovico il Moro, e da altri personaggi insigni.
Leonardo da Vinci affermò nel codice Atlantico: "Voltolina,
com'è detto, valle circumdata d'alti monti, fa vini potenti
e assai". La viticoltura rimase fiorente anche nei secoli seguenti.
Giovanni Guler Von Weineck, governatore grigione della Valtellina
verso la fine del Cinquecento, in "Rhaetia" scrisse: "La vite
è diffusa .... su entrambe le sponde dell'Adda .... i tralci
vengono appoggiati a tastolli di legno, o direttamente alle
rocce ... anche lassù tra le nude rocce si porta del terriccio
in quantità sufficiente perché i tralci possano farvi radice
... il vino che si produce è bianco e rosso, ma per altro il
bianco è assai scarso ... tutti in genere questi vini, mentre
sono buoni e gradevoli al palato, sono pure assai generosi.
Il tempo non ha cambiato la tradizione, perché la morfologia
della zona e la polverizzazione degli appezzamenti impediscono
lo sviluppo di sistemi innovativi. Anche oggi la vite è piantata
in spazi rubati alla montagna su terrazze sostenute da muretti
a secco, formate con la terra del fondovalle portata in spalla
con le gerle. Nei 40 Km. di vigneto, ci sono ben 700 Km. di
muri di sostegno in pietra. La corona delle Alpi protegge le
vigne dai venti freddi del Nord, e da quelli caldo umidi del
sud. Dal Lago di Como spira la "breva", un'aria tiepida che
a primavera favorisce l'impollinazione dei fiori, e in autunno
limita la diffusione delle muffe sui grappoli. La luce intensa
del sole di montagna contribuisce alla maturazione ottimale
dell'uva. I terreni agrari valtellinesi dove si coltiva la vite
hanno mediocre fertilità, sono poco profondi (dopo 50 centimetri
si incontra la roccia viva) e dal punto di vista stratigrafico
mancano di un profilo ben differenziato. In genere si tratta
di terreni sabbio-limosi sciolti, di origine autoctona, oltre
che alluvionale e morenica; hanno tessitura grossolana molto
permeabile, e scarsa capacità idrica: da qui la tendenza alla
siccità. La loro composizione è estremamente varia, perché derivano
dalle degradazioni di rocce assai differenti: graniti, filladi,
gneiss, micascisti, serpentini. La presenza di azoto, anidride
fosforica e ossido di potassio assimilabile è sufficiente; c'è
buon contenuto di sostanze organiche, ma si trovano solo tracce
di carbonati, e il calcare attivo è assente. Caratteristica
specifica del suolo della Valtellina è l'elevata acidità (pH
molto bassi), che rende pressoché inutilizzabili gli elementi
assimilabili; perciò è necessario praticare la calcitazione.
*
Gastronomia
L'antica povertà e l'isolamento
geografico della nostra Valle, hanno condizionato anche la cucina
locale che è sempre stata una cucina umile ed essenziale, basata
su un ridotto numero di ingredienti stagionali. Latte, mais,
grano saraceno, segale, orzo, miglio, patate, castagne, verdure
offerte dalla natura (insalata, spinaci ed asparagi selvatici),
cacciagione, poco pesce e poca frutta erano le materie prime
messe a disposizione da un'economia di sopravvivenza. I piatti
più tradizionali che si sono imposti con i loro sapori genuini
e caratteristici all'attenzione dei buongustai e che sono ancora
tuttora presenti sulle tavole valtellinesi, sono i seguenti:
la polenta taragna, preparata con un miscuglio di farina gialla
e nera, in proporzioni variabili, a cui vengono aggiunti nell'ultima
fase della cottura burro e formaggio grasso; i pizzoccheri,
tagliatelle di farina nera condite con burro fritto (aromatizzato
con aglio) e formaggio grasso, con l'aggiunta di verdure varie
(patate, costole di bietola); gli sciàtt, bignè di farina nera
con all'interno un pezzetto di formaggio. Nella vasta gamma
dei salumi merita particolare menzione la bresaola, carne di
manzo salata ed essiccata, che viene esclusivamente prodotta
nella nostra valle. Il panorama delle specialità gastronomiche
valtellinesi è completato dai funghi porcini, dalle mele, dalle
castagne e dal miele con i quali vengono preparati dolci tipici
(bisciöla e cupèta).
*
Viticoltura e Vini
La Valtellina vitivinicola ha sempre
goduto di grande fama, a tal punto che i suoi vini erano già
in passato conosciuti ed apprezzati in Italia e soprattutto
all'estero. La Valtellina alla pari con pochissime altre zone
del mondo, vede la coltivazione della vite inserita in uno scenario
paesaggistico di enorme suggestione e valenza storico-ambientale.
Non è un caso che proprio i vigneti terrazzati costituiscano
uno dei più spettacolari esempi storici di trasformazione del
territorio da parte dell'uomo e che, letteralmente strappati
alla roccia su pendii scoscesi, siano probabilmente qualcosa
di irripetibile, un patrimonio archeologico da salvaguardare
come una città d'arte od una preziosa architettura